Sessione parallela 5. Che cosa sostiene l’operatore? Ricchezza dello “scarto”. Le cronicità, il territorio, il case manager

Interventi: F. Bastiani, C. Caron, C. Moro. Coordinamento: P. Marenco, A. Cozzi

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Nella sessione vengono ripresi i tre passaggi fondanti del convegno in termini esemplificativi, come esperienze dialogabili: la relazione di cura come incontro significativo con l’altro, la ricchezza dello scarto e il fatto che tali relazioni avvengono nello spazio e nel tempo (cronicità e territorio). Contributo personale dall’esperienza di 40 anni di cura dei pazienti leucemici per i quali ho organizzato il Centro trapianti Midollo dell’Ospedale di Niguarda. L’esito non basta a compiere la mia vita come la terapia non basta alla cura del malato. L’origine di questo è la differenza umana: chi cura e chi è curato è portatore di un Desiderio che il limite rilancia; perciò senza tentare nella relazione di cura di condividere una ricerca di significato, manca la soddisfazione. La fatica allora appare insostenibile: quello che provoca e sostiene è la variegata straordinaria umanità dell’altro nel momento drammatico e intenso della malattia. Questo si è tradotto anche in un modo di formare, di accreditare, e di organizzare il reparto, l’équipe e il percorso per il malato. Tutto questo non finisce alle porte dell’ospedale ma prosegue sempre più sul territorio.

L’incontro con l’altro nel bisogno e la sua positività: nello scarto la ricchezza, componente importante dell’interesse clinico-assistenziale.

Il ruolo di questi fattori nel formare e sostenere l’operatore.

L’evoluzione cronica è sempre più frequente: le malattie diventano un percorso di cura.

La medicina personalizzata: importanza del soggetto, delle sue caratteristiche (quindi non solo della sua malattia) e del suo contesto nella proposta del suo percorso di cura e di assistenza (care giver).

L’attenzione si sposta al territorio: dove si possono integrare Medicina Generale, assistenza, servizi socio-sanitari e case manager di comunità.

 

Domande:

  • Cosa ha più importanza nella tua esperienza nell’incontro con l’altro nel bisogno?
  • Come si traduce nella concretezza del gesto clinico-assistenziale?
  • Cosa percepisci come sostegno nella durezza e drammaticità del lavoro?
  • Come tenti di riproporlo ai colleghi in formazione?
  • Con quale criterio rimodelli continuamente la cura, l’organizzazione e i luoghi della cura?
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